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La donna di trent'anni secondo Balzac

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Una storia d'amore fra delusione e disillusione di una giovane sposa privata del diritto di emancipazione e del piacere

 

 

Ne La donna di trent'anni o La trentenne, lo scrittore francese Honoré de Balzac, ci racconta la storia di Julie d'Aiglemont, una donna con un matrimonio socialmente desiderabile e persino brillante, ma sbagliato, che la porterà alla rovina. Julie da giovane madre proverà a resistere di fronte a una forte passione adultera, poi in tutto il suo splendore della maturità, ritroverà il gusto dell'amore, ma questo sarà interrotto dalla punizione finale in un tragico destino.

 

Ivan Kramskoy - Portrait of a Woman (1867)

 

 

 

La nostra Julie ci appare nel 1813 giovane e innamorata di un brillante colonnello di cavalleria, suo lontano parente, Victor conte d'Aiglemont. Lei non avrà idea che dopo un anno questo diventerà un matrimonio doloroso. Il padre della giovane, che conosce a fondo la delicata creatura cercherà di opporsi alla grossolanità di Victor. Ma invano. Pochi mesi dopo, i due sono già sposati. L'incompatibilità fra i due caratteri diversi si rivelerà più avanti, complicata da una certa insofferenza che intaccherà la fragile costituzione fisica della donna.

 

"Come la maggior parte dei mariti che si sentono soggiogati da uno spirito superiore, il marchese salvava il suo amor proprio facendo derivare dalla fragilità fisica anche la debolezza morale di Julie, che si divertiva a compiangere, mentre si chiedeva perché la cattiva sorte gli avesse dato in sposa una ragazza malaticcia. Insomma, si considerava la vittima, mentre era il carnefice. La marchesa, oppressa da tutto il dolore di una esistenza del genere, doveva per di più sorridere al suo inetto padrone, ornare di fiori una casa in lutto, e mascherare di gioia un viso reso pallido dalle pene segrete".

 

Mentre il suo amore per il marito si spegne, una fiamma si accende per un giovane lord inglese. Arthur Ormond, amore a cui lei resiste con tutte le sue forze, provocando una serie di incidenti. Arthur però pagherà con la vita l'onore di Julie.

Ritroveremo Julie a trent'anni, ancora bella e attraente, rassegnata ormai anche alle isolate infedeltà del marito, disposta a trattarlo solo come un buon amico, alleata della nuova fortuna politica e mondana di lui.

Ancora una volta troverà consolazione in un nuovo amore con meno ideali del primo:  il diplomatico Charles de Vandenesse, dal quale avrà un figlio. Un rapporto punito drammaticamente dalla morte del piccolo e dalla fuga di un altra figlia, Hélène, con un assassino, insieme ad altre vicissitudini drammatiche successive. 

 

"La marchesa, a trent’anni, era bella anche se fragile di aspetto e delicatissima. La sua maggiore attrattiva veniva da un’espressione calma che rivelava una sorprendente profondità spirituale...Se lanciava sguardi intorno a sé, lo faceva con un movimento triste, come se riservasse il fuoco dei suoi occhi a contemplazioni segrete. Perciò ogni uomo superiore si sentiva stranamente attirato da quella donna mite e silenziosa"

 

La donna di trent'anni, non pare un romanzo di Balzac tradizionale. Nell'idea dello scrittore come Scene della vita privata, intende mettere in evidenza i caratteri delle donne sposate nei primi anni del XIX secolo. Questo spiega la composizione di questo libro costruito come un mosaico da sei diverse scene che saranno via via unite come i capitoli di un romanzo. Una storia di delusione e profonda disillusione di una giovane sposa, privata del diritto di emancipazione e del piacere.

 

Illustrazione di Adrien Moreau per l'edizione inglese 

de La donna di trent'anni 

 

Balzac aveva avuto una sorella, Laurence Balzac, morta a 23 anni in miseria e dolore dopo un matrimonio, in apparenza brillante ma infernale, con il nobile Armand Désiré Montzaigle (il modello del cattivo del romanzo Aiglemont). Poco prima del matrimonio la madre di Balzac inviò una lettera a Montzaigle dove confermava che la figlia non era mai stata toccata da un uomo, era priva di qualsiasi malattia, e la sua salute era perfetta. Tutto il contrario del futuro marito: giocatore incallito e donnaiolo. Presto la coppia, con due figli a seguito, si impantanò fra debiti e pignoramenti e la giovane donna malata morì abbandonata e senza un soldo. Laurence Balzac è sepolta al Père-Lachaise.

 

 

 

  • La donna matura ancora desiderabile

 

 

Lo scrittore aveva "inventato" la donna di trent'anni - scriverà Charles-Augustin de Sainte-Beuve - una della "scoperte più vere nell’ambito del romanzo intimo. La chiave del suo immenso successo era tutta in quel primo capolavoro. Le donne gli perdonarono poi molte cose, e gli credettero sulla parola, ad ogni nuovo incontro, per avere così ben azzeccato, una prima volta.". Come indicato nel capitolo centrale del romanzo, Balzac insiste particolarmente su questo periodo dei trenta, quando la donna ha raggiunto l'apice della femminilità. Una donna adulta, ma matura; più ricca, più interessante della ragazza o della sposa giovane.

 

Nel XIX secolo, l'età di trent'anni non era affatto banale perché in realtà significava per una donna la fine della sua giovinezza spensierata. Come Julie - l'eroina del romanzo - a trent'anni, una donna era generalmente sposata, con la famiglia a cui pensare, e il suo futuro era spesso senza sbocchi. Questa donna doveva, seppure ancora nella pienezza del suo fascino, concentrarsi esclusivamente sui suoi doveri coniugali e nell'educazione dei figli, a parte forse, in alcuni ambienti della borghesia o dell'aristocrazia, dove aveva l'opportunità di "continuare a vivere".

 

Balzac ci mostra questo quando organizza un incontro commovente tra la vecchia contessa Listomère-Landon e la giovane sposa Julie d'Aiglemont. La contessa era probabilmente a suo tempo una donna "evoluta", lei vedrà la profonda disperazione di Julie e il suo vero "disincanto".

 

Illustrazione di Adrien Moreau per l'edizione inglese 

de La donna di trent'anni 

 

Le trentenni di Balzac sono creature dalla maturità autunnale, deluse dalla vita e dall’amore, che non hanno più nulla da attendere per sé stessi e vedono la felicità nel fatto di essere ancora una volta desiderate, nel poter essere ancora compagne e consolatrici. 

 

Sposando Aiglemont, uomo insensibile, rozzo, senza fede, giocatore, povero e maleducato, Julie rinuncerà ai suoi sogni di ragazza romantica che non gli hanno dato la felicità come sperato. La Contessa, "una di quelle belle vecchie signore dal colorito pallido e dai capelli bianchi", un personaggio delicato e simpatico, cercherà di aiutare questa giovane donna proponendo di convertirla alle dottrine monarchiche dell'epoca di Luigi XV con alcune ricette efficaci per "frenare" il nipote bifolco, ma purtroppo la sua morte prematura interromperà questi bei progetti.

 

Cambiano i tempi ma "la donna di trent'anni o la trentenne", rimane oggi un mito che non ha perso tutta la sua verità. Oggi, la moglie di trent'anni è diventata la moglie di quarant'anni e a volte di più. Ma alcune idee sono tuttora valide affrontando regolarmente la questione della libertà delle donne "di una certa età", e soprattutto della loro libertà sessuale, il diritto al piacere e la realizzazione personale.

Lo stesso Balzac verrà attratto nel corso della sua vita da donne più grandi di lui.

«La donna di quarant’anni farà tutto per te; quella di venti, nulla».

 

 

  • Balzac e Flaubert

 

Balzac scrisse La donna di trent'anni o La trentenne fra il 1829 e il 1842. La tempistica della pubblicazione è difficile da rintracciare in quanto Balzac ha costantemente modificato il testo, tagliandolo in frammenti o racconti pubblicati su riviste, prima di raccogliere il tutto sotto il titolo definitivo nel 1842. Lo scrittore morirà nel 1850. 

 

Non si può fare a meno di pensare al personaggio adultero della Bovary. Qualche anno dopo, nel 1857, un 36enne di nome Gustave Flaubert pubblicava con un certo scandalo Madame Bovary, probabilmente ispirato da questo romanzo, anche se raccontava un fatto realmente accaduto.

 

Se da una parte Flaubert ammirava Balzac "era un uomo forte e che aveva assolutamente capito il suo tempo. Lui, che aveva così ben studiato le donne, è morto appena si è sposato, e quando la società che conosceva ha cominciato a dissolversi" (a Louis Bouilhet 1850), dall'altra come giovane alla ricerca di una nuova forma letteraria lo disprezzava "Che uomo sarebbe stato Balzac se avesse saputo scrivere! Non gli è mancato che questo. Un artista dopo tutto non avrebbe fatto tanto, non avrebbe avuto quell’ampiezza" (a Louise Colet 1852).

 

Se il realismo di Balzac risulta più immaginario o visionario, quello di Flaubert appare più rigoroso e razionale tanto che la Bovary gli costerà una condanna di oscenità, e poi l'assoluzione .

 

 

 

Il libro

 

 

LA DONNA DI TRENT'ANNI

rilegato edizione

Club degli editori 1963

Pag. 332

 

 


 

La donna di trent'anni dal blog Duecento pagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Virginia Woolf, La signora Dalloway, romanzi e racconti

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«I libri mi deliziano l’anima» scriveva Virginia Woolf in una lettera del 1902.

Da La signora Dalloway ai romanzi e i racconti della grande scrittrice

Nata nel 1882 figlia di un solenne critico letterario che da piccola gli lasciava leggere i libri della biblioteca con una voracità inusuale "Leggeva e sognava e ricopiava nel suo quaderno le frasi più belle." Ogni volta che finiva un libro il padre le chiedeva un parere, voleva che i figli sviluppassero un proprio giudizio critico cercando di riconoscere le qualità di un libro. Virginia era quella che dava più soddisfazione in seguito dalle sue letture maturerà un profonda conoscenza della letteratura inglese che userà anche nei sui saggi critici vedi  Una stanza tutta per sè  

 

George_Charles_Beresford_-_Virginia_Woolf

 

Dopo la morte della madre in lei si scatenarono i primi disturbi psichici che l'accompagneranno fino alla morte per suicidio lasciandosi annegare nel 1941 sul fiume Ousel. 

Rifiuterà varie proposte di matrimonio, poi nel 1912 sposerà Leonard Woolf viaggiando per il continente.

 

Nel 1915 pubblica La crociera e incomicia a pensare ad un nuovo stile narrativo più psicologico e interiore. Poco dopo Leonard e Virginia fondano una casa editrice, comprano una pressa la mettono nella sala da pranzo e incominciano a stampare libri di altri autori, oltre ai suoi come La signora Dalloway, o Al faro, all'epoca si imponeva un nuovo modo di narrare con "il flusso di coscienza" di cui l'esponente più noto fu Joyce di cui per certi versi ammirava. 


Ma lei voleva creare e modellare un suo proprio stile "Scriverò quello che mi va di scrivere, e basta" dice. “Mi leggeranno, se gli piacerà”, diventerà scrittrice proprio per il coraggio della propria libertà. 


Femminista convinta "non dimostrò mai nessuna insofferenza a collocarsi dalla parte delle donne; evidentemente, non riteneva che stare da quella parte rendesse le sue opere meno universali. No, Virginia Woolf non ebbe timore a identificarsi con il “sesso debole”; semmai, provò un certo orgoglio nel mettersi nei panni dell’outsider." scrive Nadia Fusini nella sua biografia Possiedo la mia anima.


Virginia Woolf era un artista devota alla sua arte, ci metteva l'anima e la salute nella creazione delle sue opere. Per indicare quale impegno mise per scrivere La signora Dalloway e in genere per tutto quello che componeva scrive nel Diario :

"Pensa a quanto mi sono costate le prime pagine di Dalloway! Ogni parola distillata spremendomi instancabilmente il cervello. (...) dopo il tormento - un tormento continuo, eccetto la fine di Mrs Dalloway (...) l’ho scritto tutto con la febbre a 37 e 5, credo".

Dopo la pubblicazione di Mrs Dalloway, insicura del successo del libro Virginia, sprofondata nella lettura di Proust, si domanda : ''Mi chiedo se questa volta sono riuscita in qualcosa. Naturalmente non è nulla in confronto a Proust, nel quale sono ora immersa. '' 

Da ricordare i numerosi racconti scritti per varie riviste, in vita pubblicò solo otto racconti riuniti in un unico volume Lunedì o Martedì, solo dopo la sua morte il marito Leonard fece pubblicare una raccolta più ampia.  (Vedi Tutti i racconti ) .

 

Tra i 9 romanzi di Virginia Woolf si ricordano questi in ordine cronologico e disponibili nel sito: 

 

La crociera (titolo originale The Voyage Out) è la storia di un rito di passaggio in cui la protagonista si inoltra in un viaggio verso l'America del sud alla scoperta della propria identità. Il romanzo introduce il personaggio di Clarissa Dalloway che dieci anni dopo la Woolf svilupperà in un libro sperimentale unico a lei dedicato.  

 

Uno dei suoi primi romanzi innovatori dal punto di vista stilistico nella letteratura del '900. Il libro racconta una giornata di Clarissa Dalloway moglie di un politico che deve organizzare una festa per un ricevimento in cui sarà presente il Primo Ministro. Ciò viene narrato dal punto di vista interno del personaggio, mentre la storia si sposta avanti e indietro nel tempo, e dentro e fuori le menti dei personaggi costruendo una rappresentazione della vita di Clarissa e della struttura sociale inglese tra le due guerre.

 

Al faro: questo il vero titolo del romanzo di Virginia Woolf (noto dal 1946 da Garzanti come Gita al faro) che la nuova traduzione di Nadia fusini riporta all'originaria bellezza. Romanzo sperimentale, intonato alla ricerca di libertà formale che accomuna i grandi scrittori di questo secolo. Si può notare un elemento autobiografico per tutto il romanzo, modellando i personaggi a lei familiari come la madre “A me sembra che tu abbia tracciato un ritratto della mamma che le somiglia più di quanto avrei mai creduto possibile. È quasi doloroso vedersela resuscitare davanti agli occhi” confermerà la sorella. 

 

Con Le onde  Virginia Woolf tentò di arrivare al capolavoro assoluto, cercando di superare se stessa, verso uno sperimentalismo inusuale che venne salutato dalla critica. come opera profonda e estremamente innovatrice. " Ogni mattina metto in pentola qualcosa di nuovo, qualcosa che finora non era mai stato tentato. [...] È scritto a così alta pressione che non posso leggerlo di seguito fra il tè e il pranzo; posso lavorarci soltanto un’ora circa", scrive nel suo diario il 7 gennaio 1931.

 

 

Gli anni (The Years) 1937, presenta la storia della famiglia Pargiter dal 1880 a oltre il 1930, in un torrente di fatti impetuosi, concentrandosi su piccoli fatti. Il libro più ambizioso della scrittrice che ritrae il gruppo familiare, con un flusso variegato delle inquietudini dei vari personaggi. "Mi è costato così tanti mal di testa che pensavo li avrebbe provocati in quelli che lo hanno letto ". scriverà all'amica Violet Dickinson il 7 aprile 1937.

 

 

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Georges Simenon e i romanzi duri senza Maigret

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La fortuna con Maigret ma Simenon lambiva al Nobel

Lo scrittore belga Georges Simenon (1903 - 1989) fu un infaticabile produttore di romanzi e racconti scritti sotto vari pseudonimi su riviste popolari, prima di arrivare al successo con il commissario Maigret nel 1931. I circa 100 romanzi sul commissario scritti nel corso di 40 anni lo misero alla pari dei grandi autori inglesi di gialli e con un proprio stile psicologico rinnovò il genere poliziesco. 

 

Georges_Simenon_1965

 

Se da una parte il personaggio di Maigret gli dette la fama popolare che cercava, dall'altra Simenon aspirava ad un riconoscimento maggiore da parte della critica. 
Incomincerà a prendersi una pausa fra un Maigret e l'altro, e si metterà a scrivere i cosidetti "romans durs" romanzi duri, senza il commissario, a partire da La locanda d'Alsazia (1931). Pur essendo romanzi lodati da alcuni, qualcuno dei critici non ne era convinto  "ll più delle volte, Simenon veniva paragonato a Joseph Conrad e a Balzac, al primo per l’esotismo delle situazioni e la fiacchezza dei personaggi, al secondo per la lunghezza del romanzo, la complessità della composizione". Simenon comunque continuava la sua ricerca nello scrivere il grande romanzo che secondo lui lo avrebbe messo nel pantheon dei grandi. 

Ma i lettori, anche quelli fuori dalla Francia, attendevano trepidamente le inchieste del commissario "la base del suo successo risiedeva nel numero dei titoli pubblicati ogni anno e non nel numero delle copie vendute per titolo. Era il suo modo di inondare il mercato. I suoi lettori fedeli facevano appena in tempo a finire un romanzo e subito ne veniva annunciato un altro in uscita". L’autore dei Maigret vendeva in media il doppio o il triplo dell’autore dei “romanzi duri”. 


Gli stessi inglesi lodavano il suo stile che riusciva ad appassionarli con poche parole, mettendo in rilievo l’atmosfera e i personaggi. Julian Symons, critico letterario inglese, disse che " Il loro creatore è, per certi aspetti, il più straordinario fenomeno letterario del secolo: ma il suo talento è quello di un chirurgo letterario anziché quello di un grande creatore". 
Il Simenon senza Maigret verrà riscoperto più avanti dopo la sua morte dandogli il posto che si meritava nella letteratura. 


A 69 anni malgrado il successo mondiale era risentito per non aver ricevuto il premio letterario per eccellenza: il Nobel. Il suo nome circolava spesso negli ambienti fin dalla fine degli anni '40. Ma veniva sempre scartato. 
Nel 1947, secondo quanto previsto da egli stesso Simenon avrebbe dovuto ricevere il premio. Anni dopo avrebbe spiegato: «Era quasi fatta. Allora ho annunciato tramite la stampa che, se me l’avessero dato, lo avrei rifiutato. Non sono un animale da competizione. Non voglio alcuna medaglia». Il premio andò ad un altro francese Andrè Gide. L’ingiustizia era dovuta forse alla sua reputazione di scrittore di romanzi popolari e polizieschi, un sottogenere come lo definivano alcuni, che l’Accademia svedese non gradiva.

Anche dei romanzi duri si contano oltre cento libri pubblicati in Italia da Mondadori dagli anni '40 ai '60. La casa editrice Adelphi si è proposta di ristamparli con nuove traduzioni, continuando il suo lavoro di far uscire questi periodicamente.


Qui alcuni romanzi scritti da Simenon dove non figura Maigret presenti in questo sito : 

 

Uomo di famiglia onorevole Kees Popinga  appartiene alla borghesia di Groningen (Paesi Bassi). È impiegato di una ditta di forniture navali. Vive una vita senza storia e un po 'triste. I viaggi - osserva i treni che passano con una strana angoscia che può farti pensare alla nostalgia - l'alcol e le donne fanno parte di quei desideri che reprime accendendo un sigaro o giocando a scacchi . Un gioco le cui regole conosce bene e la cui logica fatalità permea gli eventi che sconvolgeranno la sua vita.

 

In un piccolo edificio nel Faubourg Saint-Honore (Parigi), che appartiene alla sua famiglia, Dominique conduce una vita limitata e scialba. Gli piace spiare le altre vite nelle case di fronte, specie la casa dei Rouet, una famiglia di ricchi industriali. Un giorno, dalla sua finestra, mentre osserva gli appartamenti dei Rouet, vede che qualcuno sta morendo. Invece di aiutare l'uomo che pare soffrire di cuore, una donna versa le gocce della sua medicina ai piedi di una pianta verde facendolo morire. Da quel momento Dominique è l'unica a sapere la verità.
 

François Combe, detto Frank, è un attore teatrale che ha avuto i suoi giorni di gloria in Francia. Per sei mesi, ha vissuto a Manhattan sperando di dare una seconda svolta alla sua carriera, ma anche perché si è separato dalla moglie - anche lei attrice - che lo ha lasciato per un uomo molto più giovane di lui.
A Manhattan, Frank senza lavoro; passa la maggior parte del tempo da solo, vagando per le strade. Una sera, in un bar, incontra Kathleen Miller, conosciuta come Kay, una donna austriaca di trentadue anni. Non ha un posto dove stare e, mentre Frank si sente attratta da lei, si offre di aiutarla. Prendono una stanza in un albergo e fanno l'amore tutta la notte, dimenticando per un po ' i loro rispettivi problemi e tutto ciò che li circonda...

 

A La Rochelle (Charente-Inferieure, oggi Charente-Maritime, Francia), l'autunno è piovoso, le strade buie e la paura quasi palpabile. Dal mese di novembre, cinque donne di mezza età sono state assassinate in città. Jeantet, un giovane giornalista raccoglie lettere anonime che invia l'assassino commentandole. M. Labbé, un uomo di sessant'anni, rispettabile cappellaio, va tutte le sere al Café des Colonnes, dove gioca a bridge con gli amici. Non indugia mai a lungo, perché deve prendersi cura di Mathilde, sua moglie, che - per quindici anni - non ha lasciato mai il suo letto. Nessun medico o domestico è autorizzato ad avvicinarsi a lei. Costringe il marito a prendersi cura di lei, lo tratta come uno schiavo e gli rende la vita difficile. L'unica visita che Mathilde accetta è quella dei suoi amici del collegio, che di solito si incontrano a casa sua una volta all'anno, il 24 dicembre. 
Di fronte alla bottega di Labbè si trova quella di Kachoudas un sarto originario del Medio Oriente e non è raro che i due si spiano l'uno con l'altro, ciascuno guardando nelle stanze e nella bottega, almeno finchè non succede qualcosa d'insolito che insospettisce Kachoudas... 

 

Dave, un orologiaio americano, che ha lavorato in una fabbrica di orologi a Waterbury (Connecticut, USA) si trova separato da una donna volubile che gli ha lasciato un bambino di sei mesi. Da quel momento, Dave sacrifica la sua vita per cercare di essere un padre ideale rivolto esclusivamente alla felicità di suo figlio. Insieme a lui ha aperto un piccolo negozio di orologi a Everton, un tranquillo villaggio nello stato di New York.
Dave si accontenta di vivere, senza fretta, senza fare domande, senza nemmeno essere pienamente consapevole delle ore che passano così simili agli altri. Pensa di aver conquistato l'affetto di suo figlio, un adolescente che apparentemente sembra non presentare problemi, almeno fino ad ora...

 

Jonas Milk, viene da Arkhangelsk, in Russia, dove visse solo un anno. Ora si è stabilito in una piccola città della provincia francese. Un uomo timido e schivo con uno sguardo infantile, gestisce una piccola impresa di libri usati e francobolli. Per due anni, è stato sposato con Gina che era la sua donna delle pulizie prima di diventare sua moglie. La coppia ha pochi contatti, ma apparentemente tranquilla. Jonas tiene a Gina e non gli fa il minimo rimprovero, nemmeno quello delle sue infedeltà. Jonas libraio e filatelico del Mercato Vecchio - che è riuscito a mescolarsi con gli altri per dimenticare la sua condizione di straniero - potrebbe essere un modello di integrazione sociale ... fino al giorno in cui la bella e seducente Gina scompare. 

 

(Rif. e note Georges Simenon: una biografia di Pierre Assouline)

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Perchè col tempo alcuni libri ingialliscono ?

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I libri tra degradazione e conservazione, ma fra i pericoli per i libri Gaetano Volpi (1689-1761) editore, bibliofilo inserisce ironicamente anche i bambini

 

La carta è composta da materiale igroscopico, capace cioè di assorbire molecole presenti nell'aria, inoltre alcuni componenti col tempo si degradano in seguito a reazioni chimiche che causano il cambiamento del colore. In genere, in casi gravi, si presentano con macchie giallastre o bruniture, chiamate in inglese foxing, dal nome del pelo bruno rossastro delle volpi.  

 

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I fattori interni naturali sono dovuti alle sostanze contenute nel tipo di carta, alcune carte economiche si ossidano più in fretta di altre più pregiate. Sostanze alteranti possono essere la lignina che si trova nel legno con cui viene prodotta la carta e alcuni metalli presenti nell'acqua dell'impasto che accellerano il processo di degradazione. 
Insieme ai fattori interni ci sono anche quelli esterni che contribuiscono non poco all'invecchiamento, in particolare la luce, l'umidità e le sostanze presenti nell'aria dove i libri vengono riposti. Per esempio in certe biblioteche di case private vittoriane era d'uso fumare sigari o pipa durante la lettura e quindi il fumo di questi impregnavano i libri che odoravano di tabacco, per certi versi sembrerebbe innocuo ma con gli anni può contribuire a imbrunire i bordi del libro. 

Anche la luce è la principale nemica della carta quindi mai esporre i libri vicino a una finestra con luce diretta o intensa. 

Un ambiente umido favorisce la proliferazione di batteri e muffe. Alcuni responsabili della conservazione di opere su carta, consigliano un ambiente con almeno il 35 % di umidità evitando attici, scantinati e altri luoghi con alto rischio di perdite d'acqua e condizioni ambientali estreme, oltre che spolverare frequentemente evitando il proliferare di insetti. 
Secondo il NEDCC (Northeast Document Conservation Center) è consigliabile usare aspirapolvere o panni catturapolvere che la trattengono con cariche elettrostatiche, il classico piumino è da evitare poichè ridistribuisce i residui intorno. 

Poiché la pulizia impropria è potenzialmente dannosa e lo stoccaggio senza pulizia crea condizioni pericolose, una pulizia accurata e corretta prolungherà maggiormente la vita utile dei vostri libri.  

Gaetano Volpi (1689-1761) editore e bibliofilo nel suo libretto   Del furore d'aver libri  inserisce ironicamente anche un altro pericolo per i libri ovvero i bambini: 

"Fanciulli : Per questi convien chiuder le Librerie, e nascondere i buoni e scelti Libri imperciocchè, avverandosi pur troppo del continuo il detto della Scrittura che stultitia colligata est in corde pueri (Proverb. 22, 15) siccome i fanciulli plebei per natural maligno istinto sono portati a diformare i prospetti delle imbiancate case, e delle colorate porte, o che so io; così gli applicati agli studj, come per lo più di civil condizione, per la stessa cagione sono incitati a schiccherare, ed isporcare, a tagliare, forare, e in altre guise a malmenare i Libri che adoprano (...) un esempio in questa materia succeduto qui in Padova, molti anni sono, in casa d'un dotto uomo, che avea posta insieme una buona Libreria occupante un'intera stanza, tutti gli altri sorpassa. Alcuni insolentissimi figliuoli (de' quali  feracissimo il nostro secolo) di detto Signore, penetrando spesso nella paterna Libreria, anche in assenza del genitore, ed essendosi accorti che molti di que' Libri erano adorni ne' principj di belle figure, ed imprese intagliate dilicatamente sul rame, (come per lo più sono quei d'Inghilterra, e d'Ollanda) tutte col tempo le tagliarono, o staccarono, per adoprarle in fornire altarini, o in altri sciocchi e fanciulleschi usi. "

 

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